I Patua, sono i lunghi rotoli di carta e di stoffa su cui i cantastorie e pittori del Bengala Occidentale, ancor oggi dipingono storie antiche e nuove: miti induisti e mussulmani, leggende tribali ed avvenimenti contemporanei. 
Srotolando il dipinto cantando il mito della creazione del mondo della tribù Santali, come anche gli episodi epici del Ramayana, le gesta di potenti divinità madri, l'esempio di santi e maestri di diverse religioni, e mille altre immagini fino al colonialismo inglese e attualmente ai grandi disastri di Bin Laden e Bush e lo Tsunami. 

Si usano, anche se sempre più raramente, colori naturali (argille, ceneri, radici, piante e resine e succhi vegetali per le colle ed i fissanti). 
Nel sistema sociale induista i cantastorie Patua, benché siano ritenuti discendenti dell'artigiano divino Visva Karma, sono considerati fuori-casta. Per questo motivo molti di loro nel corso degli anni si convertirono alla religione mussulmana, sperando di trovare una maggiore eguaglianza sociale. Intere famiglie e villaggi, hanno continuato a rispettare le festività e le cerimonie d'entrambe le religioni. Questo è oggi, uno dei pochi esempi di convivenza pacifica fra religioni ed etnie diverse. Nel Bengala Occidentale si celebrano ancor oggi grandi feste Sufi, dove partecipano contemporaneamente grandi folle d'induisti e mussulmani. Comunità di Patua vivono intorno al grande tempio di Kali a Calcutta e nei distretti di Bakura e Midnapur, rinomati per i bellissimi templi di terracotta.

The Patua

The Patua (from a Bengali word "pata"- leaf) are traditional painters and storytellers. On long rolls of cloth or paper they draw ancient stories from Hindu and Muslim scriptures, they depict tribal legends as well as paint images describing currents events.
As they show the painted rolls to their audience they sing the story.
Many songs have been orally transmitted and paintings are done with natural colors, using clay, ash, roots and plants.
The Patua, even if they are traditionally recognized as descendents of the divine craftsman Visva Karma, are put outside the caste system.
And so, throughout the ages, many have converted to Islam hoping for a life of social equality, yet holding on to their Hindu roots.
Today Patua observe both, Hindu and Muslim, festivities.
For a long time they have represented a unique link between urban and remote rural areas where they met with and incorporated traditions of local tribal populations.

  
SAVITRI, SATYABHAN E YAMA
(storia popolare induista)

Savitri era la figlia di un Re e quando nacque, secondo l'usanza, suo padre chiese al ministro che era un astrologo di farle l'oroscopo. 
La predizione rivelò che sarebbe rimasta vedova dopo un anno di nozze. 
Fin da bambina, Savitri si dimostrò molto coraggiosa, apprese l'arte dell'equitazione ed amava fare cavalcate solitarie nella foresta. Un giorno, lungo un sentiero, vide un bellissimo giovane in compagnia di un bambino e se ne innamorò a prima vista. Erano Satyabhan con il suo fratellino, i figli di un taglialegna. . 
La principessa ritornò alla reggia e raccontò al padre di voler sposare un ragazzo dalle umili origini. Il Re fu preso da un'ira terribile, cercò di dissuaderla ed alla fine chiamò il ministro, il quale rivelò alla giovane l'infausta predizione. 
Savitri non cambiò parere, fu scacciata dalla reggia, sposò Sattyabhan e andò a vivere nella sua povera capanna insieme ai due vecchi suoceri, ormai quasi ciechi.
Tutte le mattine Satyabhan andava a tagliar legna; i giorni e le stagioni passavano e loro si amavano sempre di più.
Passò un anno ed il giovane quasi senza averne coscienza ed in preda all'emozione del ricordo di come si erano uniti i loro destini, si diresse a far legna nel luogo dove aveva incontrato Savitri la prima volta.
Tutto era rimasto immutato, c'era il grande albero dove si erano scambiati la loro promessa d'amore ed il giovane rimase a lungo assorto finché si ricordò che a casa l'aspettavano. Doveva ancora sbrigare il lavoro della giornata ed iniziò in fretta e furia a tagliare i rami dell'albero. Aveva quasi finito, quando dalle fronde sbucò un serpente e lo morse ad una mano.
Savitri intanto, dopo aver aspettato invano il marito, in preda all'ansia uscì a cercarlo.  A lungo vagò per la foresta finché arrivò nel luogo del loro primo incontro e lo vide riverso ai piedi del grande albero. Accanto al suo corpo era seduto un essere gigantesco e mostruoso.
Tremando di paura ma facendo appello a tutto il suo coraggio, la giovane si avvicinò e con un filo di voce gli chiese chi fosse e che cosa era accaduto.
Il gigante con un boato le rispose che era Yama, il Signore della Morte e che era venuto a prendere il suo sposo.
Savitri lo scongiurò in tutti i modi di lasciarle Satyabhan e quando capì che non sarebbe mai andato via a mani vuote gli propose di prendere lei e di lasciare vivo il marito.
Yama si divertiva e rideva fragorosamente ma alla fine accettò di concederle un unico desiderio, escluso, beninteso, quello di lasciarle Satyabhan.
Savitri prontamente gli chiese di farla divenire madre di cento figli e Yama accordò il desiderio alla donna, dicendole: "Savitri, che questo sia il tuo destino in questo mondo". Al che, lei candidamente precisò: "Yama, come posso dare la vita ai miei figli senza il mio sposo?" 
Fu così che Savitri sconfisse Yama, il Signore della morte.

MANOSHA', LA DEA DEI SERPENTI.
(antica storia dei Purana)

Era molto tempo che gli uomini non facevano più offerte a Manosha e lei se ne lamentò con il padre, il dio Shiva.
Shiva le disse di recarsi da un suo devoto, il potente bramino Shada Ghor, e di chiedergli un fiore in dono. La dea apparve in sogno al bramino e gli rivolse la richiesta ma questo non compì alcun rito in suo onore
Scada Ghor aveva sei figlie, tutte maritate, ed un figlio ancora giovane di nome Lokkindar.
Manosha per vendicarsi, mandò sei serpenti a mordere i generi di quello sfrontato che, poveretti, morirono avvelenati.
Passò del tempo ed arrivò anche per Lokkindar il giorno delle nozze; gli fu data in sposa la giovane e bella principessa Beulà. 
La dea però non aveva dimenticato l'affronto ed incaricò un serpente di penetrare di notte nella stanza degli sposi novelli e di mordere Lokkindar.
Beulà che sapeva della triste fine dei cognati, decise di vegliare il suo sposo ma bastò un attimo, i suoi occhi si chiusero vinti dalla stanchezza ed il serpente poté compiere la sua missione.
Secondo l'usanza, i corpi dei morti, avvelenati dal morso di un serpente non sono cremati ma si affidano alle acque di un fiume.
Si costruì una zattera dove deporre Lokkindar ma dopo la cerimonia Beulà, salì sull'imbarcazione decisa a seguirlo. 
La zattera con il corpo del giovane e la bella principessa seduta accanto a lui, navigava nel fiume, trasportata dalle correnti. Lungo le rive, pescatori, contadini, mercanti, chiamavano a gran voce la giovane, invitandola a sbarcare ed a seguirli.
Beulà rifiutava e proseguiva la navigazione. I giorni passavano ed i coccodrilli e le volpi, attirati dal fetore del corpo in putrefazione, seguivano l'imbarcazione sempre più da vicino. 
Finché un giorno Beulà vide una lavandaia che lavava delle vesti bellissime, incuriosita si fermò per chiederle di chi fossero e quando venne a sapere che i proprietari erano proprio gli Dei decise di fermarsi a lavorare con lei.
Beulà e la lavandaia lavavano i vestiti e lavavano così bene che gli dei ebbero desiderio di premiare le artefici di tale operato. Giunta al cospetto degli dei, Beulà raccontò la sua storia e Shiva le disse che se lei fosse riuscita a convincere Shada Ghar a donare un fiore a Manosha, suo marito Lokkindar e tutti i cognati sarebbero ritornati in vita.
La principessa tornò indietro e raccontò tutto al suocero, che s'affrettò ad offrire una grande cerimonia in onore di Manosha.
Lokkindar ed i sei cognati furono resuscitati e da allora nessuno si è più dimenticato della dea Manosha. 

LA CREAZIONE DEL MONDO
Storia della cosmogonia dei tribali Shantali

All'inizio c'erano solo Marang Burung, lo Spirito Supremo, e l'Acqua.
Immensi vortici s'agitavano informi nelle tenebre e si sentiva solo lo scrosciare delle onde inquiete.
Marang Burung in quella notte fangosa volle unirsi con la massa delle acque e così nacquero i primi esseri viventi e tre divinità molto potenti: Jogannatha, il dio del cielo e della luce, Balarama il dio della guerra e la loro sorella Subhadra.
Le tre divinità chiamarono dalle acque quattro esseri: il granchio, la tartaruga, il pesce ed il serpente e  comandarono loro d'immergersi nelle profondità degli abissi e di riportare un po' di terra. 
Solo il serpente riuscì a compiere la missione e con quell'argilla Jaghannata impastò il Mondo e modellò tre mucche. 
Dalla saliva delle mucche nacquero due uccelli che fecero due uova e dalle uova nacquero il primo uomo e la prima donna. 
La coppia ebbe sette figlie e quando furono in grado di procurarsi il cibo da sole i genitori le lasciarono e partirono. 
Si stabilirono in un luogo lontano e qui dettero alla luce sette figli.
Quando  i fratelli raggiunsero l'età della pubertà, fu celebrata una cerimonia e ricevettero in dono le Cinture Sacre, le Poite.
I giovani solevano lavarsi in un bel lago e per non bagnare le cinture decisero di lasciarle appese al ramo di un albero. Mentre erano nell'acqua videro un serpente che s'avvicinava alle Cinture Sacre e dopo essersele avvolte intorno al collo fuggiva, strisciando via rapidissimo.  I giovani accorsero, chi lo cercava nell'acqua, chi nella giungla ma non riuscirono a trovarlo ed impotenti giurarono di vendicarsi.
Da allora, ogni Santhali quando vede un serpente non fugge, ma lo cattura e lo uccide.  
I fratelli impararono poi ad usare le armi e divennero esperti cacciatori.  Si spingevano sempre più lontano addentrandosi nella foresta ed un giorno, mentre inseguivano un cervo, incontrarono le sette ragazze. 
Si fermarono e le convinsero a seguirli fino alle loro case.
Quando il gioioso corteo arrivò, i genitori vollero festeggiare e per celebrare il matrimonio offrirono cibo e liquore in quantità copiosa.
I due vecchi tanto bevvero da morirne.
Il figlio maggiore distribuì a tutti i presenti, in ricordo della madre un po' d'oro ed in ricordo del padre alcune foglie della pianta sacra Tulshi e su una pergamena dipinse questa storia perché non fosse dimenticata dagli uomini. 
Chiamò il dipinto " La Gioia degli Occhi".

SATYA PIR E IL RE AVARO
Storia popolare mussulmana

C'era una volta un re, Shindu, molto ricco e potente che non poteva avere figli.
Un giorno Satyua Pir, un grande saggio, capo dei Fakir, si travestì da semplice monaco e si presentò al re ed alla regina: "Amato sovrano, se farai delle offerte al Santo Pir avrai molti figli" disse.
Il re chiese che cosa doveva offrire e Satya Pir rispose che bastava una manciata d'oro puro ed un bracciale.
Il re acconsentì ed ebbe un figlio ma dopo la nascita si dimenticò la promessa.
Passarono molti anni, il re s'imbarcò con tutta la famiglia per un lungo viaggio. Durante  una tempesta furiosa, la nave affondò, tutti gli uomini si salvarono ma il prezioso carico d'oro e gioielli fu inghiottito dalle acque.
Mentre il re assisteva impotente alla grande sciagura, riaffiorò alla sua memoria la promessa dimenticata.
Nello stesso istante gli apparve Satya Pir e gli disse: "Ho salvato tutti i tuoi uomini e la tua famiglia ed ora ascolta questa storia - in un villaggio qui vicino visse un uomo molto ricco che promise di offrire una cerimonia in mio onore. Essendo però molto avaro, non mantenne la promessa ed un giorno fu trovato morto con la testa sbranata da una tigre e le gambe mangiate da un coccodrillo".  

L'ILLUSIONE DEL FIORE DI LOTO SULL'ACQUA
(storia dei Purana)

Un povero lattaio decise di mettersi in viaggio in cerca di fortuna. Lui e sua moglie erano devoti della dea Durga e dopo averla implorata di proteggerli si separarono, lui con la promessa di ritornare e lei di aspettarlo. 
Dopo pochi mesi la donna ebbe un figlio che chiamò Shamonto.
Gli anni passavano, suo marito non ritornava ed il figlio cresceva.
Quando Shamonto raggiunse la pubertà, la madre gli raccomandò di mettersi in viaggio per cercare il padre e di ricondurlo a casa.
Il ragazzo s'imbarcò e viaggiò per mesi e mesi senza  trovare alcuna traccia. Un giorno mentre seguiva il corso di un fiume, vicino alla sua barca, su un fiore di loto vide una donna bellissima che allattava un bambino dalla testa d'elefante. 
Sembrava proprio la Dea Durga. Il giovane emozionantissimo sbarcò nella prima città in cui s'imbatté e si diresse dal re per comunicargli la notizia. Il re ascoltò il suo racconto e gli disse che lo avrebbe seguito ma che se non fosse stato vero gli avrebbe fatto tagliare la testa.
Raggiunsero il luogo ma sul fiore di loto non c'era nessuno e Shamonto fu arrestato. Ritornati in città stavano per giustiziarlo quando una mendicante si avvicinò al re chiedendogli l'elemosina. Nel cielo apparve l immensa immagine fiammeggiante della Dea Durga
Il re fece liberare il giovane e tutti i prigionieri della città. Fu allora che in mezzo a loro Shamontò incontrò il padre. 
Il re commosso gli concesse in sposa la propria figlia e tutti e tre ritornarono a casa dalla madre per offrire insieme una grande festa in onore della Dea Durga.


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